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La manifestazione dell'ignoranza estetica: il duello Sgarbi-Formigli a Piazza Pulita

February 5, 2018

“Fascistello”, “coglione”, “ignorante”, “stitico”. Questi alcuni degli appellativi indirizzati dal colto Sgarbi al conduttore di Piazzapulita Corrado Formigli in un video apparso su Youtube subito dopo la messa in silenzio del collegamento. Il motivo? A detta di Sgarbi la grave colpa di non averlo fatto parlare.

Analizzando bene la scena tuttavia potrebbero muoversi critiche a questa giustificazione. Il dialogo (dal contenuto estremamente culturale, è ovvio) tra Sgarbi e Formigli è stato il seguente:

 

Sgarbi: “Finché si vedono trasmissioni come questa, film come quelli di Saviano, in cui si esalta il piccolo criminale…”

Formigli: “Ma chi esalta il piccolo criminale? Ma che cacchio stai dicendo? Vittorio che cosa dici?”

Sgarbi: “Sto dicendo che sei uno stronzo.”

 

(Duello Sgarbi-Formigli, da Piazza Pulita, “La guerra in testa”, puntata del 01/02/2018)

 

Ora, è chiaro come il concetto che voleva esprimere Sgarbi è che eroicizzando i delinquenti si ottiene spesso un effetto emulazione, con la grave conseguenza di far appassionare i più giovani alla malavita nel tentativo di imitare quello che fanno i loro idoli in tv. E su questo possiamo essere anche d’accordo.

Tuttavia ciò vale per le serie tv, non per reportage giornalistici seri come quelli prodotti da un bravissimo conduttore e giornalista come Formigli. L’unico difetto che ha avuto il conduttore (oltre a quello di invitare un ospite di cui sono note le uscite focose per poi lamentarsene) è palesabile in un limite che purtroppo dà ragione a Sgarbi: in Italia abbiamo fatto il pieno di ignoranti. Sì perché trovo assurdo che in televisione e in Italia in generale non ci sia nessuno capace di rispondere per le rime ad un uomo che da qualche mese a questa parte sta vivendo un vero e proprio delirio di onnipotenza, dovuto molto probabilmente alla sua discesa nel campo della politica coronata dal relativo successo delle elezioni siciliane.

 

E proprio in questo sta la contraddizione di Sgarbi. Lui vuole vivere seguendo un modello di vita che è estetico, cioè che sulla falsariga dell’archetipo D’Annunziano vuole privilegiare solo ed unicamente il piacere (anzitutto quello ricavabile dall’arte) a discapito di qualsiasi impegno di natura morale. L’utilizzo abbondante delle parolacce potrebbe rientrare all’interno di questo canone rivoluzionario: a Sgarbi non interessa del bon ton da tenere in televisione perché semplicemente su di lui le convenzioni sociali e morali non hanno effetto. Giusto, per un’esteta puro.

Come giusta pareva l’iniziativa politica lanciata sul finire dello scorso anno: “Rinascimento”. Un movimento nato per far rinascere l’Italia dall’ignoranza e dalla barbarie in cui è rinchiusa, perfettamente in linea con la condotta “eccedente” dello Sgarbi di quel periodo, cioè dello Sgarbi non-istituzionalizzato, che si poneva come indipendente rispetto a qualsiasi organo politico pre-esistente proprio perché – com’è facilmente intuibile – tacciabile di ignoranza.

 

Ci sarebbe da scrivere libri su libri sulla limitatezza del concetto di “cultura” che ha Sgarbi (legata prettamente al suo modo d’essere nozionistico) ma quello che intristisce di più è vedere il lento declino di quell’ideale nobile di elevazione culturale che si è schiantato contro la presa di posizione dello Sgarbi nel panorama politico del centrodestra, con conseguente alleanza con Musumeci, Berlusconi, Tremonti, Brunetta e co. Notoriamente uomini di cultura sopraffina.

 

Il delirio di onnipotenza che è conseguito da questa discesa politica (nomina ad assessore alla Cultura in Sicilia, possibilità di diventare ministro dei Beni Culturali del Paese) è probabilmente la causa dell’oltrepassamento di quel limite che fino ad ora Sgarbi non aveva (quasi) mai raggiunto. Una conferma della correttezza di questa ipotesi potrebbe essere data dalla frase che lui stesso ha utilizzato nel fuori onda di Piazza Pulita pubblicato su Youtube: “io vengo ascoltato perché trasmetto passione”.

 

Lo Sgarbi si gloria di venire ascoltato in poche parole perché parla il linguaggio dei giovani, perché è in grado di entusiasmarli, di infondere loro passione. Ma possibile che nessun uomo di cultura in Italia abbia il coraggio di dire a Sgarbi che il linguaggio dei giovani è proprio (ahimè) spesso il linguaggio dell’ignoranza? Spiattellare discorsi livorosi e indecorosi sul mezzo televisivo o telematico è proprio ciò i giovani sono abituati a recepire; e – qualcuno glielo faccia notare, per carità! – siamo molto lontani dai chiaroscuri di Caravaggio.

 

Per finire, l’ignoranza degli asserviti a Sgarbi (su questo ha ragione, in Italia uno così non può tramontare mai) chiude le bocche a chi dovrebbe far notare al “critico” che anche lui in fondo non è un tuttologo. Che se si riduce la cultura a nozione, anche Sgarbi verrà trovato su qualcosa come inevitabilmente ignorante. Qualcuno gli chieda ad esempio cosa intende Husserl con “epoché”, che significato ha per Heidegger il Dasein, cos’è una funzione ricorsiva alla Hilbert. O ancora, un resoconto dettagliato degli eventi della guerra dei 7 anni, o delle eresie tardomedievali. Il panorama dello scibile è notevole, e non si riduce alla sola arte figurativa, che a parere dello scrivente (e dello Hegel) è la più bassa forma artistica. Della più elevata, la musica, lo Sgarbi semplicemente non si interessa. Qualcuno gli chieda di Busoni, di Toscanini, di Falstaff di Verdi. O ancora della rivoluzione protoromantica di Beethoven, della dodecafonia di Schonberg, delle sonate per pianoforte di Schubert.

 

La cultura, caro Sgarbi, non si limita al tuo campo d’interesse. E vedere il mondo come chiuso ad esso è il primo grande sintomo di ignoranza e, per dirla con le tue parole, di “caprità”.

                                                                                         

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