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Qualcuno salvi il Salvator Mundi

December 7, 2017

È deciso dunque, la nostra politica ci ha condannato. La cultura in Italia è destinata a non risorgere mai.

Forse qualcuno di voi ha sentito parlare della vicenda dell’acquisto della magnifica opera di Leonardo da Vinci nota come “Salvator Mundi”. È notizia di oggi (fonti del Times) che l’opera è stata acquistata per 450 milioni da un principe saudita - Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud, amico e socio del principe erede, Mohammed bin Salman  e del tutto privo di precedenti filantropi – e che verrà esposta come pezzo forte al nuovo Louvre di Abu Dhabi. Il fatto che il museo arabo abbia nome analogo a quello del celebre sito culturale francese fa sospettare che dietro alla segretezza dell’intera vicenda ci sia anche lo zampone dei nostri cugini transatlantici, ma lasciamo stare per un momento le antiche rivalità.

Guardate l’opera. È semplicemente splendida. Lo sguardo assente di Cristo fa da cornice alle fattezze androgine di quello che sembrerebbe un corpo di donna, dotato di quell’amenità che poche opere al mondo hanno – una di queste, non a caso, è la celebre Gioconda. Il Salvatore si presenta a noi reggendo in mano un globo sferico e vuoto, simbolo di uno spazio da colmare che prelude ad una visione del mondo incerta e misteriosa, priva della rassicurante pienezza tipica della quotidianità.

C’è un silenzio assordante che permea la tela di Leonardo, e tale silenzio riguarda anche il retroscena di tutta la vicenda legata all’acquisto dell’opera. Dov’erano i vari Gentiloni, Franceschini e compagnia bella quando un facoltoso principe arabo compiva l’ennesima “appropriazione indebita” di uno dei pezzi migliori della nostra cultura? Perché il segretario-capo del partito politico di governo (Renzie – N.d.A.) non ha speso neanche una parola per l’ennesimo scempio perpetrato dal governo italiano ai danni degli italiani tutti? E dov’erano i vari Salvini, Berlusconi, Meloni, Di Maio, d’Alema, Bersani (solo per citarne alcuni), insomma, dov’è finita l’intera politica italiana? Il fatto che lo Stato Italiano non abbia tentato neanche minimamente di rilanciare per l’acquisto di un’opera di cotanto valore dovrebbe far riflettere almeno su due punti.

Uno di questi può essere sintetizzato con un “ode agli arabi”. Dico “ode” perché i sauditi hanno capito che il vero tesoro di un paese non è l’oro nero (che tra l’altro stanno anche esaurendo) ma la ricchezza culturale che è in grado di ospitare, e hanno pensato bene di compare un’opera totalmente anti-islamica basandosi esclusivamente sul suo valore artistico. Un gesto degno dei migliori anni del tollerante regno di al-Andalus. Il problema è che questo sembrano averlo capito tutti (basti pensare al Pergamon Museum di Berlino, il sito più visitato d’Europa) tranne il paese che detiene il 70% della bellezza artistica e architettonica mondiale e che ha dato i natali al compositore più eseguito del mondo (un tale di Roncole di Busseto noto come Giuseppe Verdi). Il fatto che il governo italiano non si sia reso conto di quanto era necessario investire in un quadro così non si può che spiegare con l’ignoranza che preclude ai nostri governanti di poter pensare a dei progetti concreti con i quali valorizzare la nostra cultura e allo stesso tempo creare un indotto economico di durata illimitata, cioè dar linfa a quel sistema di turismo culturale per cui l’Italia dovrebbe essere in cima alle classifiche di tutto il mondo (e purtroppo non è così).

C’è un secondo punto di riflessione però, e ha meno a che fare con il lato economico (dunque proprio per questo non mi stupisce se non sia mai meditato non solo dai politici, ma da tutti gli italiani in generale): il valore di un’opera d’arte del genere ha in sé qualcosa che non si può contabilizzare. Le opere d’arte in quanto tali sono ciò che di più “inutile” ci sia, se per inutilità intendiamo “non produttività”. E sono “belle” per questo. Un paese come il nostro ha il diritto e il dovere di investire nella nostra cultura, perché la cultura conduce a dei risultati che sono avulsi da qualsiasi regola economica e finanziaria, cioè a quei risultati “umani” che portano semplicemente un sistema-paese ad essere migliore, più aperto, tollerante, solidale, rispettoso, erudito, sofisticato. E in un mondo governato da freddi numeri e dalla sempre maggiore presenza di macchine non-pensanti l’unico modo di ritrovare la propria umanità è il lasciarsi andare ad un tipo di linguaggio (perché l’arte è un tipo di linguaggio) che ama rompere gli schemi proprio perché è nella sua natura tentare un superamento della propria finitezza materiale. L’arte, quella vera, rappresentata da ciò che definiremmo “classici”, è ciò che ci salverà tutti. Ci salverà dalla freddezza di un mondo di ghiaccio, dal palazzo di cristallo che ama ripetere che 2+2 fa 4, dai politici ignoranti che pretendono di dire al cittadino cosa debba o non debba fare.

Nel caso del Salvator Mundi il governo italiano ha perso una grande occasione per monetizzare l’elemento di spicco dell’eccellenza italiana, cioè l’arte, ma gli italiani – anche se inconsapevolmente – hanno perso molto di più: l’ennesimo elemento del loro lato umano, che si disperde e se ne va abbandonando la sua terra d’origine, forse per sempre.

 

 

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